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l’avv. Lorenzo Iacobbi su: utilizzo di foto, chat e messaggi da FB nei giudizi di separazione

Aggiunto il 10 07 2016, in Notizie & Rubriche

Oggi voglio far chiarezza su una delle domande più frequenti che noi avvocati riceviamo dai nostri clienti in procinto di separarsi. Ci chiedono: “Ho scoperto foto, post, messaggi e chat compromettenti di mio marito/moglie…possiamo utilizzarli in giudizio?”
Bene, per quanto concerne le fotografie e le informazioni pubblicate sul profilo personale Facebook, queste posso tranquillamente essere utilizzate come prove documentali nei giudizi di separazione ai fini della richiesta di addebito nei confronti del coniuge responsabile del tradimento.
Pertanto, tutto ciò che compare sul profilo di un utente, anche se destinato a essere comunicato ad una cerchia ristretta di persone, i cd “amici”, deve essere considerato alla stregua di informazioni conoscibili da terzi e, in quanto tali, divulgabili.
Di contro, invece, le informazioni contenute nei messaggi scambiati utilizzando i vari servizi di messaggistica o di chat sono da ritenersi assimilabili a forme di corrispondenza privata, e come tali, secondo gran parte della nostra giurisprudenza, devono ricevere la massima tutela sotto il profilo della loro divulgazione, non potendo essere acquisiti, quindi, all’interno di un procedimento di separazione.
Pertanto, chi viola tale obbligo commette illecito penale inerente la violazione della privacy e, in quanto tale, punibile con condanna.
Detto questo, occorre sottolineare che l’accertamento del tradimento non è di per se sufficiente per ottenere l’addebito nei confronti del coniuge fedifrago….ma di questo se ne parlerà una prossima volta!

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